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11813: La fenice risorge dalle sue ceneri La Grande Armee non esisteva più. Per formarne una nuova, occorrerà ricostituire i reggimenti partendo da quello che ne resta, quindi spostarli dai luoghi di frontiera, dove rischiano di restare bloccati e catturati dal nemico che avanza. I circa 200 uomini del 111°, sempre al comando del maggiore Montiglio, si trasferiscono da Thorn a Posen dove sono riuniti ai resti dei loro reggimenti condivisionari, 25°, 57° e 61°, per formare il terzo battaglione di un reggimento provvisorio, costituito con i resti del I° corpo d'armata. Il 12 febbraio si ritira sulla linea dell'Oder e il 18 arriva a Francoforte sull'Oder ove sono aggiunti ai reduci del 111° parecchi soldati rientrati all'esercito. La grande quantità di questi permette di ricostituire il reggimento, forte di 3098 uomini su quattro battaglioni da guerra più uno di deposito, con un nuovo comandante, il colonnello Holtz, vecchia conoscenza in quanto aveva accompagnato il reggimento dal 1803 al 1809 come aiutante di campo del generale Friant: il colonnello, in una toccante cerimonia a Luneburg, restituisce l'Aquila, salvata dalla campagna di Russia, al 111° rinato e splendente nelle nuove uniformi, peraltro diverse dalle precedenti per colore, grigio anche per i pantaloni, e di cuoiami neri, così da sembrare quasi prussiane. Il vecchio I° corpo fu ribattezzato XIII° della Grande Armata, al comando di Davout, formato anche dalla 40a divisione di cui il 111° forma brigata col 61° di linea. Occorre precisare che in questo momento la campagna militare intrapresa da Napoleone contro gli Alleati in Sassonia era arrivata ad una tregua, in seguito alle battaglie di Lutzen, Bautzen e Dresda, vittoriose per le armi francesi ma non definitive. La mancanza di cavalleria francese impedisce l’inseguimento del nemico in rotta consentendogli un’ordinata ritirata ed una sua successiva concentrazione e riorganizzazione. L'armistizio di Pleisswitz, quindi, stabilisce una tregua che di fatto favorisce solo gli Alleati permettendogli di concentrare le proprie forze e rivitalizzarle. Rinforzo determinante proviene dall’Austria, con la quale Napoleone, sposando la figlia di Francesco I, aveva concordato un’instabile alleanza, e che si appresta a fare parte della sesta coalizione. La tregua termina il 15 luglio e la ripresa dei combattimenti vede spesso impegnato il 111° contrapposto, in particolare, contro formazioni russe di cavalleria, che non difettava invece agli Alleati, presso Boitzenburg e Messow. Si acquartiera poi a Schwerin ed a Molln dove è rinforzato da un ulteriore contingente proveniente dall'Italia. Il campo trincerato di Molln è teatro delle successive vicissitudini del 111°, in un misconosciuto succedersi di scaramucce, agguati e incursioni dall'una e dall'altra parte in un teatro lontano da quello principale. Altrove si svolgono battaglie decisive per la campagna dove l'Imperatore trionfa se presente e perde se assente. La strategia degli Alleati fu volta ad evitare di affrontare Napoleone direttamente e privilegia lo scontro con i suoi comandanti che, lontani dalla "balia", non sempre sono all’altezza della situazione. Il XIII° corpo, tagliato fuori dalla Francia in seguito al rovescio di Lipsia, e minacciato da ogni lato, si rinchiude nella cittа di Amburgo, dove, dopo aver sostenuto combattimenti di retroguardia il 2 e lasciato il campo di Molln il 3, entra la sera del 4 dicembre. Il 111° si posiziona a presidio nel forte S.Giorgio, opera militare avanzata sul perimetro delle fortificazioni. Mentre il grosso del reggimento staziona a Molln, due sue compagnie sono a Stettino fin dal 15 febbraio, dove partecipano alla difesa della piazzaforte che capitola il 4 dicembre. Anche gli italiani sono fatti prigionieri dai prussiani. Amburgo è messa sotto assedio da 60000 alleati cui Davout può opporre solo 30000 uomini di svariate nazionalità che sono chiamati a difendere un perimetro di ben 40 chilometri. Sebbene ammalati ed insidiati da arruolatori e spie alleate che tentano, anche all’interno della stessa città, di minare il morale dei difensori con scarsi risultati, gli italiani restano fedeli fino all’ultimo al contrario di olandesi e tedeschi che alla fine del blocco abbandonano la causa imperiale. Di questa fedeltà darà testimonianza lo stesso Napoleone, che una volta in esilio, loderà la fedeltà ed il valore di questi ottimi soldati. Amburgo fu divisa da Davout in cinque settori, e il 5°, il più debole, fu assegnato al 111° reggimento. Questo settore comprende il sobborgo di S.Giorgio, la linea di Hamm, il dente e le dighe dell'Elba e della Billewerda. Le linee sono fortificate, alternando gli uomini tra lavoro e guardia 24 ore su 24, con il disagio della temperatura che trasforma le vie d'acqua ghiacciate in strade di accesso per il nemico che li sottopone ad un fuoco intenso. Tra le opere sotto il controllo del 111° vi sono due ridotte nelle isole di Wilhelmsburg e Moorwerder, vicinissime alle linee avversarie e facilmente accessibili sempre per via del ghiaccio. Per questo Davout dispone due battaglioni a difesa e così metà del reggimento si alterna tra difesa e lavori.
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